giovedì 15 marzo 2012

2.2.4: Dalle olimpiadi alle olimpiadi

2. Ancora una primavera. Tienanmen e dintorni 
2.2 Dopo Tienanmen



Il fumo della Guerra Fredda non si è ancora disperso. Gli USA hanno lanciato il segnale di una nuova Guerra Fredda. Tranne gli USA e i loro seguaci, nessuno pensa che questo segnale possa illuminare il futuro del mondo. Il 23 aprile, un altro piano rivolto contro la Cina è stato sconfitto. La “Bozza di risoluzione sulla situazione dei diritti umani in Cina”, lanciata dagli USA e dall’Unione Europea, è abortita. Notizie giunte da Ginevra ancora una volta mostrano che giustizia e verità trionfano sui complotti della politica di potenza. Considerare i diritti umani come uno strumento politico è sempre stato ritenuto conveniente dagli USA: essi continueranno a farlo. Il metodo bigotto e arrogante degli USA potrà soltanto danneggiare i loro stessi interessi. Un buon modo per contrastare gli USA è, primo avvertirli cortesemente, secondo fargli compagnia. Essere silenti e ritirati non è di aiuto alla comprensione e al giudizio degli USA verso le grandi tendenze mondiali. Alla fine, desidero adottare una metafora che amo per concludere le mie parole: sappiamo che un leone è più forte di un domatore, ma anche il domatore lo sa. Il problema è, che un leone non lo sa affatto. Se un leone si risvegliasse, mentre un domatore è ancora immerso nel proprio ruolo, quale sarebbe il risultato ?
(Song Qiang et al. 1996)[1].

Una delle più grandi delusioni subite dai cinesi fu la mancata assegnazione delle Olimpiadi del 2000. "Sono du anni che Pechino si sta preparando alle Olimpiadi con quella frenesia che un tempo non lontano si sfogava soltanto nelle grandi campagne ideologiche di mobilitazione di massa" scriveva Renata Pisu descrivendo il fervore della capitale cinese  che così continua:
Ma se Pechino non dovesse essere prescelta? Questa eventualità è stata contemplata, sembra che polizia e esercito siano in stato di allarme, pronti a intervenire la notte del 23 settembre se Pechino sarà bocciata: perché in questo caso, dopo tanta attesa e tante speranze, potrebbe scoppiare una rabbia popolare immensa, tumulti di una folla ingannata ancora una volta da un regime che ha puntato tutte le sue carte per far dimenticare piazza Tienanmen e riguadagnare rispettabilità, su questi giochi olimpici del 2000, l' anno del Drago, un anno emblematico per la Cina e la sua 'grandeur'. Seppellito il comunismo, l'ideologia emergente in Cina è il nazionalismo che lo sport, come è ben noto, infiamma, come è già successo a Pechino il 19 maggio del 1985 quando la nazionale di calcio perse contro quella di Hong Kong e la città visse due giorni di violenza e caos (Pisu 1993).
La Pisu sintetizza brillantemente tutti i luoghi comuni con cui gli ex maoisti guardano alla Cina. il popolo è inevitabilmente strumentalizzati, il nazionalismo e lo sport al posto del comunismo come come armi di distrazione e le masse inevitabilmente strumentalizzate. Le Olimpiadi non furono assegnate a Pechino bensì a Sidney, ossia, secondo i cinesi, alla sperduta periferia dell’impero americano. Non ci furono insurrezioni ma la delusione fu tangibile. "Se ci fosse stata ancora l’URSS molti pensavano essa avrebbe influito decisivamente per l’assegnazione della olimpiadi alla Cina. Ora nel nuovo sistema unipolare seguito al collasso sovietico le macchinazioni americane avevano avuto successo. Infatti erano stati soprattutto gli americani ad opporsi con la solita motivazione dei diritti umani. Probabilmente mai, nella storia recente della Cina, l’orgoglio e la presunzione di centralità cinese era stata umiliata così profondamente” (Cammelli 2008).
La bocciatura della Cina dopo essere entrata nella selezione finale fornì il carburante al risentimento antioccidentale. Finivano in questo modo le illusioni sull’Occidente. Queste erano state la cifra della Cina negli anni ’80. La totale mancanza d’informazioni sull’Occidente derivata dalla chiusura era stata colmata dalle fantasie. L’Europa è continente della cultura, l’America, la terra dell’oro e il Giappone di allora era ancora quello del miracolo economico. Gli ancora pochi stranieri era percepiti come appartenenti ad un altro mondo di confortabile ricchezza mentre  i cinesi di Hong Kong e Taiwan “erano visti dai più come i servitori privilegiati di questi ricchi stranieri(Cheek 2007, pp.81–82)

Molti cinesi istruiti avevano compreso negli anni '80 che la propaganda dell’epoca maoista sull’Occidente come fonte di ogni male era esagerata ed erano portati anzi a pensare l’opposto di ciò che avevano sempre sentito dire. Questo sebbene molti studenti stranieri che studiavano all’epoca in Cina li mettessero in guardia. Pecora descrive l'attegiamento dei cinesi durante i giorni di Tienanmen:
Particolarmente amati dagli studenti e dai giovani operai che controllano il traffico, visto che la polizia o solidarizzava con i dimostranti o si eclissava dagli incroci stradali, erano i pochi stranieri che si avventuravano in automobile nel centro. Per chi in Cina ci abitava, era una gioia constatare che il senso di diffidenza verso i forestieri che ha sempre contraddistinto gli abitanti del Paese di Mezzo, ma che aveva già cominciato a sciogliersi come neve al sole grazie alla politica di apertura praticata negli anni più recenti, aveva subito un ulteriore duro colpo grazie alla «ordinanza numero due» di attuazione della legge marziale firmata dal sindaco di Pechino [...] Il modo in cui la gente se li raffigurava, e probabilmente ancora se li immagina nelle campagne meno battute dai viaggiatori d'ol­tremare, era di un tipo allampanato, i capelli fulvi e arruffati, la barba ispida e incolta e facile a manifestazioni esteriori di entusiasmo o di collera. Un po' il contrario, insomma, di quello che sono in media i cinesi di razza Han, ossia il 93% dell'intera popolazione: non longilinei, i capelli nerissimi e lisci, quasi senza barba e restii a manifestare troppo aperta­mente gli stati d'animo interiori. Un misto di timore e di senso di superiorità ha caratterizzato fin dalla notte dei tempi l'ap­proccio dei cinesi verso quelli che, già alcuni secoli prima di Cristo, durante la dinastia degli Zhou orientali, venivano chia­mati «i barbari».(Tienanamen Paers 2001, p 104.)
Questo amore per lo straniero svanì d’un tratto quando parecchi studenti universitari andarono a studiare all’estero e soprattutto in America. Decine di migliaia di studenti cinesi nelle città dell’Occidente opulento tiravano avanti con mezzi scarsi e lavori in nero. “Il sogno occidentale appassì, contribuendo all'ascesa del nazionalismo popolare degli anni Novanta, che trasse la maggiore spinta proprio dal­la classe media, il ceto più in sintonia con le esperienze estere di quegli studenti (Cheek 2007, 81–82)”. Insomma fu proprio nei ceti medi che si elaborò una risposta “all'alterigia americana ed europea in rapporto ai fatti di piaz­za Tiananmen, l'esperienza del razzismo vissuta dagli studenti cinesi in Occidente e la nascente fiduciain se stessa dell'emergente classe media (Cheek 2007, p.82)”.


Un fenomeno analogo è avvenuto tra gli intelletuali che sostenevano il movimento studentesco nel 1989. Il Global Times in un articolo sugli intellettuali che avevano appoggiato il movimento studentesco negli anni 80 intervista Ding Yifan drll’Istituto di Sviluppo Mondiale presso il Consiglio di Stato, che aveva idealisticamente creduto che i modelli occidentali potessero offrire soluzioni a tutti i tipi di problemi. Ma oggi Ding ride quando pensa all'ingenuità del libro che pubblicò negli anni '80 Lo sviluppo della sociologia, un libro sul pensiero occidentale che ha curato due decenni fa. Come insegnante alla fine del 1980, Ding come molti altri aveva provato imbarazzo verso l'arretratezza globale della Cina che attribuiva agli errori dell"ideologia nazionale". Oggi Ding è conosciuto per avere scritto un libro a sostegno del patriottismo cinese: Paradossi dell'egemonia americana. Egli sapeva che il movimento studentesco non avrebbe cambiato la Cina nonostante il clima filoccidentale degli anni '80. Liu Jiangyong, che è professore all’Istituto di Studi Internazionali dell’Università Tsinghua, ritiene che la speranza degli anni '90 fosse che l'Occidente aiutasse la Cina nello sviluppo economico, e che fosse un'età di transizione quando ancora il controverso socialismo di mercato non aveva dato i suoi frutti. Shen Dingli, professore all’Università Fudan ritiene che ancora i benefici economici della nuova politica non si fossero fatti sentire del tutto. Jin Canrong, direttore della Scuola di Studi Internazionali dell’Università Renmin, crede che il socialismo di mercato non fosse ancora finalizzato per cui rimaneva l'incertezza.
Scontri a Seul per il passaggio della torcia olimpica

Zhang Yiwu, professore di letteratura all’Università di Pechino dice che la gente era meno ottimista verso il futuro di quanto non lo sia oggi. Xiao Gongqin, il maggiore portavoce del nazionalismo culturale e professore di storia all’Università Normale di Shanghai, ha scritto nel suo libro Thoughts Differentiation among Modern Chinese Intellectuals and Its Political Influence.che fu la reazione all’estremismo fallimentare della rivoluzione culturale e gli anni '80 furono una sorta di illuminismo intellettuale sun ispirazione dell'Occidente, Molto popolari erano le discussioni sugli "ismi": esistenzialismo, umanitarismo, liberalismo, capitalismo e Marxismo. Per Zhang Yiwu, autore dell'Immagine della Nuova Cina,.negli anni '90 lo sviluppo economico non era più uno slogan ma aveva migliorato davvero il livello di vita. Zhang aveva studiato molti teorici francesi ma il crollo dell'Unione Sovietica e dei paesi dell'Est lo colpì al punto da non considerare più il modello occidentale l'unica strada da percorrere. "Dopo essere entrati nel 21 ° secolo, la Cina ha vissuto cambiamenti drastici ogni anno", ha detto Zhang Liping. Quando ha visitato gli Stati Uniti come visiting scholar alla fine del 1990, fu sorpreso dai numerosi veicoli parcheggiati lungo le strade, salla varietà di frutta e dalla tecnologia avanzata.Ma quando tornò in Cina due anni dopo, fu stupito ancor di più dai rapidi cambiamenti della Cina. Ha trovato la Cina che aveva quasi tutto della vita quotidiana degli Stati Uniti."In passato, il cinese voleva sapere di più sugli Stati Uniti, ma ora gli americani vogliono sapere di più sulla Cina", dice Zhang Liping. "Quando ha visitato gli Stati Uniti ancora nel 2005, ha trovato molti seminari che parlano della crescita della Cina".(Xie Ying and Lin Jiasi 2009)


La cultura di massa da una parte e l’esperienza diretta dell’Occidente dei primi studenti che andavano a studiare all’estero unita all’onnipresente coscienza del crollo dell’URSS determinarono il rafforzamento dell’identità cinese e la diffidenza se non l’astio nei confronti dell’Occidente. La maggior parte dei cinesi ci dice Cammelli non ha mai incontrato uno straniero ma è venuta in contatto tramite la televisione con la cultura di massa occidentale (sit-com hollywoodiane, sceneggiati storici taiwanesi) ecc. Ed è paradossale che questo occidente visto alla televisione non ha fatto altro che rafforzare l’identità nazionale cinese pur tra gente appartenente a strati sociali diversi come cittadini delle opulente città della costa e contadini delle più remote località: “È tuttavia sorprendente che genti così diverse mantengano un'identità comune. Ciò si spiega in parte con il condiviso contrasto tra la propria esperienza e quella occidentale, così come questa viene rappresentata dall'ormai onnipresente televisione. Ironicamente, la comparsa sulla televisione cinese di una moderata varietà di programmi occidentali d'intrattenimento commerciale ha rafforzato l'identità nazionale” (Cammelli 2008).

Boicottare Carrefout!!!
La reazione contro i boicottotaggio delle olimpiadi del 2008 è stata durissima da parte del popolo cinese. In molte città cinesi si sono svolti cortei che sollecitavano il boicottaggio dei prodotti francesi in risposta alle manifestazioni di Parigi contro il passaggio dell fiaccola olimpica: “A Pechino i dimostranti hanno cercato addirittura di assaltare un supermercato Carrefour ed hanno assediato una scuola francese e l’ambasciata di Francia. Sono reazioni che sembrano paradossali ai nostri occhi e che la stampa estera spesso legge come gesti manovrati dall’intelligence di Pechino (Pelaggi 2008)”.

Aggressione contro l'atleta paraplegica cinese Jin Jing 

da parte di un estremista tibetano
Nella stessa Francia c’è chi ha definito il boicottaggio dei giochi una aggressione insultante e ingiustificata contro il popolo cinese. Il deputato socialista francese (poi del Front de Gauche) Jean-Luc Mélenchon ha detto di sentire puzza di razzismo e di sentire “l’eco dello spregio dei coloni che hanno imposto ai loro tempi, armi alla mano, l’obbligo per i cinesi di fare il commercio dell’oppio” (Mélenchon 2008).

Per la Cinai Giochi Olimpici hanno una valenza politica di grande portata che li riscatta da un secolo di umiliazione e di colonialismo: “Il loro successo non è solo una questione di prestigio nazionale, ma è la dimostazione cheil «Paese di mezzo» è ritornato al centro del mondo. In un colpo solo la leadership cinesevuole lavare l’onta di quello che i cinesi chiamano «Il secolo dell’umiliazione nazionale»”, mostrare al mondo le realizzazioni economiche conseguite nell’ultimo trentennio” in continuità con la tradizione millenaria del paese (Tuor 2008)”.

In Cina le aziende francesi hanno dovuto correre ai ripari. I magazzini Carrefour hanno fatto indossare ai commessi una maglietta con scritte di sostegno ai giochi olimpici. Mentre il paese è dominato da istanze contraddittorie da un lato il violento attacco internazionale e dall’altro l’altrettanta violenta reazione anti-occidentale delle folle cinesi. Cammelli ci dice che “quello che sta avvenendo nelle città cinesi e nelle città europee e americane dove vivono grandi comunità di studenti cinesi è un potente sostegno al governo cinese come non avvenne nemmeno durante i giorni del bombardamento dell’ambasciata di Belgrado(Cammelli 2008).

Dopo di che è davvero difficile parlare del governo di Pechino come regime debole. Cammelli sfida i sostenitori della teoria della debolezza cinese: “Siano i sostenitori della debolezza della Cina a spiegare da dove giungono le loro informazioni e quali siano le loro fonti. Davanti ai nostri occhi – al rientro dalla Cina – scorrono immagini di decine di manifestazioni dal sapore antico: Boicottare Carrefour, Sostenere Pechino, sostenere i giochi olimpici, Lunga vita alla Cina (Cammelli 2008).

Anche la banalizzazione degli schieramenti all’interno del PCC con l’attribuzione della facile etichetta di “conservatore” è poco significativa per coloro che si richiamano al patriottismo. Giustamente osserva Cammelli che ciò che viene etichettato in Occidente come neoconservativismo, nazionalismo, destra per le basi programmatiche di difesa dell’unità nazionale presenta in realtà “considerazioni così critiche dal punto di vista sociale che da questa costola del pensiero cinese si tende a fare risalire il formarsi della nuova sinistra sociale cinese (Cammelli 2008)”.

Sta di fatto che l’opinione dell’Occidente su una Cina completamente omologata sui miti occidentali è completamente estranea alla realtà. La Cinain questo senso ha deluso moltissimo l’Occidente. La Cina non ha creato gli slums come in India con grande scorno di missionari cristiani e di una sinistra malintenzionata, non si è sfasciata per la gioia dei sostenitori del Tibet libero, non hanno prevalso gli oligarchi per la felicità degli americani, non è diventata un bordello come Bangkog. La Cina già da tempo si apprestava a dire NO!:
Mentre la stampa occidentale di quegli anni (anni 90 ndt) indugiava in ritratti della Cina tra l’improbabile e il fantasioso (ricerca del denaro e cinismo, ideologia finita e unico valore il portafoglio pieno), mentre le riviste di moda scrutavano con occhio apparentemente saputo l’evolversi della femminilità cinese, il finire della moralità rivoluzionaria e il dilagare di civetteria e cinismo, le notti brave di Pechino e Shanghai… mentre le rubriche televisive si riempivano di piccanti notizie sulle disincantate ragazzine di Pechino e lo spettro ormai vicino di Pechino e Shanghai nuove Bangkok, la Cina stavapreparando una svolta ideologica che avrebbe segnato il decennio successivo e le cui conseguenze – lungi dall’essersi manifestate pienamente – sono il grande interrogativo del futuro. Il crollo russo spianò la strada al compattarsi di correnti che già negli anni precedenti avevano acquisito una certa vitalità: la critica all’occidente divenne aggressiva, sembrò talora acquisire caratteri nazionalistici, ospitò al proprio interno un più complesso schieramento sociale che si coagulò intorno alla comune convinzione che l’ingresso della Cina nella modernità non sarebbe avvenuto a rimorchio dell’Occidente e delle sue idee: era giunto il momento per la Cina didire “No!” (Cammelli 2008).
La sorpresa per chi si era cullato sull’idea del desiderio di omologazione dei cinesi fu totale: “Il sorgere di un nazionalismo così forte, ovvero il palesarsi di una ostilità tanto decisa nei confronti dell’Occidente sia in ambito popolare che in quello accademico, colse di sorpresa molti importanti osservatori: unito alla contemporanea pubblicazione in cinese di importanti contributi internazionali contribuì a tracciare nuovi contorni ideologici e culturali (Cammelli 2008)”.



[1] Citato in (Cammelli 2008).

Bibliografia

Cammelli, Stefano. 2008. “Debolezza Della Cina e Problema Tibetano.” Polonews. http://www.polonews.info/articoli/Saggi%20critici/20080505.pdf.
Cheek, Timothy. 2007. Vivere Le Riforme. La Cina Dal 1989. EDT.
Mélenchon, Jean-Luc. 2008. “Je Ne Suis Pas D’accord Avec Le Boycott Des Jeux De Pekin Et La Propagande Anti Chinoise.” http://www.jean-luc-melenchon.fr/.
Pelaggi, Stefano. 2008. “Cina - I Media Internazionali e Il Caso Tibet.” http://www.geopolitica.info/asia/cina_tibetmedia.htm.
(Pisu 1993)
Song Qiang, Zhang Zangzang, Qiao Ben, Gu Qingsheng, Tang Zhengyu. 1996. Zhongguo Keyi Shuo Bu. Beijing: Zhonghua gongshang lianhe chubanshe.
Tuor, Alfonso. 2008. “Cina: Il Ritorno Al Centro Del Mondo.” Corriere Del Ticino.
Xie Ying, and Lin Jiasi. 2009. “Evolution of Chinese Intellectuals’ Thought over Two Decades.” Global Times. http://www.globaltimes.cn/special/2009-05/433564_5.html.

domenica 11 marzo 2012

2.1.14: La Bonus Army, Occupy Wall Street e altre storie

2. Ancora una primavera. Tienanmen e dintorni 
2.1 Il mito del massacro di Tienanmen

Si tende ad ignorare il numero limitato di opzioni che aveva di fronte il PCC per risolvere la situazione e non viene mai sfiorato l’argomento di cosa avrebbe fatto un governo occidentale in simili condizioni (vedi critica della Tristram) (Chang 2005). Lo stesso Clark rileva che governi come quello messicano e tailandese che effettivamente perpetrarono massacri contro gli studenti, rispettivamente nel 1968 e nel 1973, hanno goduto dell’appoggio occidentale mentre la Cina per un non-massacro ha subito ostracismo e sanzioni economiche. Sia in Messico che in Tailandia le autorità non intrapresero nessun dialogo con gli studenti. Le truppe si mossero immediatamente sparando sui dimostranti[1]. E’ difficile che un governo lasci per quasi due mesi il controllo della principale piazza della capitale, una piazza simbolo, ai manifestanti nella totale anarchia. Questo tipo di eventi non è unico della Cina. Le azioni intraprese dal governo USA per sopprimere i disordini dei propri cittadini afro-americani in molte città produssero parecchie vittime tra questa comunità[2].

Il candidato di Obama come capo del National Intelligence Council, l’organismo incaricato di redigere valutazioni sull'intelligence nazionale, Charles “Chas” Freeman Jr, scrisse nel 2006 in un forum: che “L'imperdonabile e abnorme errore” della leadership cinese fu di avere agito con troppa cautela. Ossia di avere agito in maniera irresponsabile: “Credo che nessun paese consentirebbe a un gruppo di dissidenti, intenti solo alla sovversione del naturale funzionamento delle proprie istituzioni, di occupare il cuore della propria capitale, per quanto affascinanti le loro grida di propaganda possano apparire a certi stranieri (Schoenfeld 2009)[3]”. Egli trova l'opinione dominante in Cina molto plausibile, ossia che l'errore davvero imperdonabile delle autorità cinesi è stato il mancato intervento quando tutti le altre misure non era riuscite a ristabilire la tranquillità interna a Pechino e negli altri grandi centri urbani in Cina. In questa ottica, la risposta del Politburo alla folla a Tiananmen si erge come un monumento al comportamento eccessivamente cauto da parte della leadership, non come un esempio di azione avventata. Freeman non crede sia accettabile per un paese consentire che il cuore della sua capitale possa essere occupato da dissidenti con l’intento di disturbare le normali funzioni di governo, che siano veterani della  'Bonus Army'  o una 'rivolta degli studenti' dietro la Dea della Democrazia, essi devono aspettarsi di essere sloggiati dal suolo che essi occupano con un ordine di tipo militare. Egli non concepirebbe un governo americano che si comporti con la mal riposta moderazione che l'amministrazione Zhao Ziyang ha impiegato in Cina, permettendo agli studenti di occupare le zone che sono l'equivalente della Washington National Mall e Times Square combinate assieme, con la chiusura di gran parte delle normali attività del governo cinese.  Si augura dunque che nessun governo cinese possa ripetere gli errori della tattica dilatoria di Zhao Ziyang di accondiscendenza nel trattare con i manifestanti in Cina (Goldfarb 2009). Del resto già la Tristram, pur confessandosi simpatetica con gli studenti, faceva notare che la pazienza del regime (grazie alla forte presenza di elementi pro-democratici nella struttura del potere che trattengono la mano della 'linea dura') è durata molto più a lungo, per esempio, che quella del governo francese (in tutte le proteste studentesche dal 1968) o anche del governo Thatcher nella sua risposta alla marcia degli studenti sul Parlamento e Downing Street nel 1988 (un affare molto più soft rispetto alle dimostrazioni di Tiananmen). Da coloro che controllano il potere di qualsiasi stato ci si può aspettare di adottare misure severe contro coloro che attaccano i simboli della sua autorità, e in questo contesto il governo cinese ha agito senza la fretta dovuta.


L'ex premier conservatore Edward Heath affermò: "C'era stata una crisi dopo un mese in cui le autorità civili sono state sfidate. Sono passate all'azione. Molto bene" in seguito fece delle precisazioni in cui prendeva le distanze dalla repressione ma sostenne anche, parlando di Tiananmen, che " ... in generale, l'Occidente deve imparare ad essere un po più cauto a giudicare gli affari politici in altre parti del mondo con i nostri standard soggettivi."(Kamm 2006). Così ragionava un vecchio conservatore: l''imperialismo umanitario "progressista" e neo-con doveva ancora venire.

Scrive Henry Kissinger che è improbabile che un qualsiasi governo presieda supinamente alla propria scomparsa e che: “Nessun governo al mondo avrebbe tollerato che la principale piazza del paese fosse occupata per otto settimane da decine di migliaia di persone che hanno impedito all'autorità di avvicinarsi all'area di fronte al palazzo del governo centrale”. In Cina, una dimostrazione di impotenza nella capitale avrebbe scatenato il regionalismo sempre in agguato come i signori della guerra nelle province. Egli difende Deng che comunque si è impegnato nella riforma che è stata lo scopo della sua vita e causa di sofferenza personale: “L'esitazione di otto settimane prima del giro di vite, l'impegno anche di Li Peng per incontrare i leader degli studenti, la visita di Zhao Ziyang e Li Peng agli scioperanti della fame in ospedale dimostrano la riluttanza (all’uso della forza)” (Kissinger 1989).

E’ un fatto storico nessun governo ha mai tollerato l’occupazione della piazza principale del paese per così tanto tempo. La Tailandia ha avuto il record delle proteste di massa per 193 giorni nel 2008 ma l’impatto delle proteste sul lato economico è stato devastante: l’indice borsistico è crollato del 24,7% e la moneta calò per un intero anno. La chiusura degli aeroporti per le proteste ha causato 100 milioni di dollari al giorno. I danni alla proprietà furono per 300.000 milioni di dollari (Jones 2009).

Il raffronto che spesso viene richiamato (Salisbury, Freeman ecc.) è quello con la Bonus Army, i veterani della prima guerra mondiale che protestavano per il bonus a cui avevano diritto per i giorni passati in guerra. Migliaia di militanti della "Bonus Expeditionary Force" si accamparono a Washington per premere sul parlamento americano. Il presidente Hoover mobilitò alcuni tra i maggiori generali americani come Douglas MacArthur, Dwight Eisenhower e George Patton. Ci furono morti, tra cui due bambini, feriti e numerosi arresti. MacArthur ha sperimentato per la prima volta i carri armati Sherman sulla Pennsylvania Avenue, e poi la cavalleria ha caricato con le sciabole 2000 veterani di guerra e le loro famiglie (affamati e veramente disarmati), che rimanevano accampati nella capitale e chiedevano i soldi che gli erano stati promessi. La fanteria entrò nei campi dei veterani con le baionette innestate e con lanci di gas di adsamite. Qui non c’erano decine di migliaia di manifestanti alcuni dei quali in possesso di AK 47. La maggior parte dei manifestanti per altro erano già partiti. Non c'erano telecamere e satelliti per trasmettere le immagini di quanto accaduto nella capitale USA in quel giorno d'estate. Pochi giornali hanno condannato la repressione ordinata del presidente Hoover. Da allora, nessuno ha ricordato l’anniversario e non c'è nessun monumento a Washington per le vittime. La maggior parte degli americani non hanno mai sentito parlare della Bonus Army e del suo destino. Quale dei due governi, Americano o cinese, ha reagito in maniera avventata? Douglas MacArthur, Dwight Eisenhower e George Patton, lungi dall'essere criminalizzati, sono tuttora onorati per avere fatto il loro dovere. Eisenhowerdivenne addirittura preidente degli USA.

Quando il governo cinese ha deciso di ordinare all'esercito di porre fine alle manifestazioni e disperdere la folla, la situazione era fuori di controllo. Naturalmente, la questione è cosa farebbe il governo degli Stati Uniti o qualsiasi altro governo se oltre un milione di persone si accampassero presso la sede stessa del potere, con la richiesta del rovesciamento della leadership? Le proteste di massa negli USA anche con poche centinaia di persone richiedono un processo di approvazione. La negazione degli spazi ricorre piuttosto spesso e per legge ci sono “no protest zone” (Jones 2009).   A Washington, DC, un evento del genere è impossibile. Le marce nella capitale degli USA devono essere approvate e coordinate in anticipo con l'assistenza del Congresso, delle diverse forze di polizia (polizia cittadina, Park Service, Capitol Police, Servizi segreti) con preparativi per servizi igienici, parcheggi, gestione della folla e di controllo del traffico.


Quando la polizia di Chicago ha affrontato  i manifestanti per la convention nazionale del Partito Democratico nel 1968, la folla cantava "il mondo intero sta guardando" i giovani manifestanti hanno creduto che la televisione svergognasse le autorità trasmettendo le loro azioni. Ma due anni dopo, gli studenti sono stati uccisi durante le proteste alla Kent State University in Ohio. Per tutto il 1960 e nei primi scontri 1970 ci sono state repressioni nelle città americane, compresa la capitale, con truppe e carri armati. Erano passsati quasi venti anni da quel periodo, quando il pubblico del mondo ha visto le proteste di piazza Tiananmen dispiegarsi in televisione nell'estate del 1989. Erano passati una trentina d’anni dalla repressione del 1932 nella capitale USA, quando sono scoppiate le forti proteste degli anni ’60 ma nessuno ricordava la Bonus Army. Se una protesta spontanea con una scala di grandezza paragonabile a quella di Tiananmen si fosse verificata a Washington, sarebbe stata repressa più rapidamente.

Ancora dopo vent'anni i media occidentali sono particolarmente fissati con ciò che è successo in piazza Tiananmen nel giugno del 1989. E' ora di smettere di soffermarsi solo su questo evento che riguarda un particolare momento storia moderna cinese. Dobbiamo guardare il nostro passato, rivedere le nostre esperienze, e non giudicare alla cieca. Nelle parole del memoriale del massacro della Kent State University, sta scritto che dovremmo 'Informarci, imparare, riflettere" scrive Ben Calmes (Calmes 2009).


I tank e soldati armati erano stati mandati verso gli studenti 
senza munizioni per eviatre sparatorie. Il risultato fu la cattura 
di tank e armi da parte dei  rivoltosi. Si può dire che il governo 
fece di tutto per evitare uno spargimento di sangue. Cosa che 
invece volevano gli estremisti per "risvegliare il popolo".
Durante il famoso maggio francese il governo sembrava essere prossima al collasso, il presidente  De Gaulle, dopo aver verificato che i militari gli erano leali andò alla radio il giorno successivo (era in corso uno sciopero) per annunciare lo scioglimento dell'Assemblea Nazionale, e indire le elezioni il 23 giugno. Il presidente ha ordinato ai lavoratori di tornare a lavorare, minacciando di istituire uno stato di emergenza se non lo avessero fatto. I lavoratori sono tornati gradualmente a lavorare o sono stati cacciati dai loro impianti che occupavano da parte della polizia. Il sindacato studentesco ha sospeso le manifestazioni di piazza. Il governo ha messo fuorilegge un certo numero di organizzazioni di sinistra. La polizia ha ripreso la Sorbona il 16 giugno. De Gaulle ha trionfato nelle elezioni legislative di giugno, e la crisi si è conclusa. La Festa della presa della Bastiglia il 14 luglio ha visto le manifestazioni di piazza risorgere nel Quartiere Latino, con conseguente spargimento di sangue, causato dalla repressione brutale da parte della polizia degli studenti e persino dei turisti accorsi per la festa nazionale.


Il governo cinese mandò all'inizio truppe disarmate.
I loro camion furono bruciati

Scrive la Tristram

In Middlemarch di George Eliot Dorothea osserva che, mentre tutti hanno condannato il suo comportamento, 'nessuno ha dichiarato cosa avrebbe fatto se fosse stato nei suoi panni". Quando, nell'autunno del 1989, ho riguardato i vecchi numeri del Guardian, del Times e dell' Independent da aprile ad agosto, ho pensato a questa che frase riassume l'atteggiamento della stampa nei confronti della leadership cinese. Nessuno si è chiesto ciò che il governo britannico avrebbe fatto nella loro situazione, ma se ci si chiedesse questo la risposta sarebbe abbastanza semplice. Supponiamo che migliaia di studenti pongano l'assedio a Downing Street chiedendo dichiarazioni dai membri del governo sulle loro rispettive retribuzioni ed interessi economici, combattendo con la polizia mentre cercano di forzare l’ingresso e si accampino fuori. Supponiamo che in decine di migliaia abbiano bloccato le strade di accesso da Harrow a Trafalgar Square con dimostrazioni, occupando un miglio quadrato nel pieno centro di Londra, interrompendo una visita di stato di grandissima importanza, abbiano esteso la loro permanenza per più di sette settimane ed eretto una statua di Mao davanti a Buckingham Palace. Avrebbe la signora Thatcher colloquiato con gli studenti, facendosi riprendere dalla televisione nel Palazzo di Westminster quattro settimane prima, mentre il presidente del NUS (National Union of Students), la rimprovera con un dito minaccioso, dicendo: 'E' tuo dovere di combattere la corruzione?'. Essa avrebbe quindi visitato gli scioperanti della fame e espresso preoccupazione per la loro salute? E quando gli studenti si fossero fatti beffe della legge marziale e avesse inviatol'esercito, avrebbe mandato soldati disarmati, o con l'ordine di non sparare, in prima istanza? Certo che no (Tristram 1992).

Massacro di studenti a Bangkog nel 1976
Ai primi di giugno del 1989 la polizia di Hong Kong fu inviata prontamente a sedare una sommossa a seguito di una dimostrazione per la democrazia che portò a vari danneggiamenti. È stato affermato, che la repressione era avvenuta per sopprimere gli "elementi criminali e ribelli". Le strade erano state sgomberate entro due ore e non c’è stata alcuna ulteriore marcia.

Quello che si è visto sui media occidentali ha prodotto una certa visione della Cina completamente difforme dalla realtà. Quale governo avrebbe tollerato che la Piazza principale del paese fosse occupata per settimane da manifestanti che, in una continua guerra per bande, giocavano a rubarsi il microfono e la leadership? Chi avrebbe mandato i soldati disarmati davanti a gente che voleva immolarsi dopo avere immolato un buon numero di soldati? Berlusconi ha minacciato di mandare la polizia contro gli studenti che occupano le Università cioè per molto meno, e Sarkoszy ha represso senza tante storie le proteste degli immigrati nelle banlieu. 


Occupy Wall Street.Oakland 2011
Il movimento "Occupy Wall Steet" che ha addirittura fatto un manifesto che riecheggia i fatti di Tiananmen. ha portato a varie centinaia di arresti non appena ha messo il naso fuori dagli spazi in cui era relegato. Lo stesso è avvenuto con gli indignados. "Per quasi sette settimane intere, compresi due settimane dopo che la legge marziale era stata promulgata i manifestanti sono stati autorizzati a rimanere in piazza Tiananmen. Consideriamo che i manifestanti di Occupy Wall Street sono stati vittime della repressione della polizia con arresti di massa ancora nella fase iniziale... Nel corso del 1989 degli incidenti di Tiananmen, i manifestanti channo eretto barricate contro le autorità; mentre nel corso delle proteste del 2011 Occupy Wall Steet, è stato il governo degli Stati Uniti che ha impostato barricate contro i manifestanti. Una semplice camminata attraverso la linea stabilita dalla polizia significava l'arrestato in nome della legge" scrive il giornalista Wei Ling Chua (Chua,2014). Per una gomitata ad un poliziotto (che gli aveva messo le mani sul seno) una ragazza che ha partecipato slo occasionalmente rischi ora sette anni di galera.

Alcune delle notizie su questo movimento: Il 5 giugno 2001 a Lisbona la polizia è intervenuta quando un giovane ha cercato di appendere uno striscione nella giornata del silenzio prima delle elezioni politiche anticipate, arrestando tre persone. Il 2 ottobre la polizia arresta 770 dimostranti per avere bloccato il traffico sul ponte di Brooklin a New York. Il 4 novembre la polizia ha reagito con cariche, lacrimogeni e proiettili di gomma con oltre 100 arresti e otto feriti (cinque manifestanti e tre poliziotti). Il 5 novembre gli agenti in tenuta antisommossa hanno costretto gli occupanti di Zuccotti Park ad andarsene per "ragioni igieniche" e 70 arressti. Anche in California, i dimostranti sono stati allontanati: 33 arresti. I giornalisti, come riferisce il New York Times, sono stati allontanatti dalla zona e non hanno potuto vedere cosa stava accadendo. Sono 70 le persone arrestate per aver opposto resistenza. Inn entrambi i casi centinaia di poliziotti in assetto anti-sommossa, il capo protetto da caschi e gli scudi in pugno, hanno atteso la notte per agire. Il 30 novembre massiccio dispiegamento di 1.400 agenti ad Oakland. Secondo un fotografo della France Presse, al momento dell'intervento della polizia erano circa 500 le persone ancora presenti sul posto. Un resoconto in teoria "illegale", visto che stando a quanto riportato dal sito del Los Angeles Times, la polizia prima di entrare in azione avrebbe chiesto ai giornalisti e ai fotografi di lasciare l'area. La richiesta ha fatto infuriare i manifestanti che hanno gridato al "black out mediatico". Circa 200 persone sono state portate nei commissariati. 11 maggio 2012 i manifestanti si sono concentrati a Puerta del Sol con l'intenzione di restarvi accampati per tre giorni fino, fino alla data dell'anniversario, nonostante l'avviso contrario delle autorità cittadine - che hanno autorizzato solo 5 ore di assemblea per oggi e altre 10 ore nei prossimi giorni -, accompagnato dal dispiegamento di duemila agenti in assetto antisommossa. "Non vi saranno accampamenti, perché si tratta di atti illegali", ha detto il ministro degli Interni, Jorge Fernandez Diaz. Nessuno in Occidente ha tollerato nemmeno una pallida replica di Tiananmen.


Pomfret il corrispondente del Washinton post più volte citato recensendo un libro di Ezra Vogel scrive: "Nel discutere le uccisioni intorno a piazza Tiananmen, Vogel si chiede perché l'Occidente sia così ossessionato da questa repressione, quando massacri più sanguinosi sono stati commessi in Asia da governi sponsorizzati dal governo americano  - come le uccisioni di Kwangju in Corea del Sud nel 1980 e l'abbattimento dell'élite intellettuale di Taiwan nel 1947 - relativamente passata inosservata negli annali della storia. Egli osserva che, per dirne una, le manifestazioni che hanno portato alla repressione del 1989 sono state viste in diretta nei salotti di tutto il mondo. Più in profondità, si ipotizza che forse che la ragione si che gli americani hanno sempre avuto aspettative fuori misura sulla Cina" (Pomfret 2011).

Questo senza parlare dei massacri coloniali [4]



[1] Il 2 ottobre del 1968, ci fu il massacro di Città del Messico conosciuto come “La Noche de Tlatelolco” quando circa 10.000 studenti universitari e liceali si riversarono in piazza per denunciare la corruzione del governo. Portestavano anche contro l’intervento della polizia di qualche giorno prima nelle università dove gli studenti furono picchiati indiscriminatamente.. Il “Battaglione Olimpico” dell’esercito aprì il fuco uccidendo un trentina di dimostranti, ferendone centinaia e arestando centinaia di dimostranti. Le inchieste successive dimostrarono che la polizia aprì il fuoco deliberatamente. Inoltre la Cia non fu estranea alla preparazione del massacro. Un altro caso il massacro di Gwangju in Corea del Sud per protestare contro i golpisti che avevano preso il potere l’anno precedente, dove morirono circa 144 civili (ma altre fonti parlano di miglia di morti). Avvenuto a quanto pare con la con la complicità più o meno esplicità degli USA. Per non parlare di quando la Guardia Nazionale uccide a freddo quattro studenti ferendone una decina.
[2] L'intervento dei paracadutisti durante la rivolta nel ghetto nero di Detroit nel luglio del 1967 produsse quaranta morti e circa duemila tenti tra i dimostranti e altri venti morti e 1500 fenti a Newark.
[3] La stampa americana ha preso a pretesto da queste dichiarazioni per condurre un gioco al massacro contro Freeman, presidente del Middle East Policy Council, colpevole anche di avere posizioni non troppo tenere nei confronti di Israele. Insomma i governanti cinesi sono i veri assassini mentre quelli israeliani sono solo biricchini.
[4] Uno per tutti. Il 13 aprile 1919 ad Amritsar, nel Punjab, il generale Reginald Dyer ordinò alle sue truppe, di aprire il fuoco sulla folla che assisteva ad un comizio in una piazzetta della città, causando più di 1500 tra morti e feriti. Non ritenne di sparare alcun colpo di avvertimento affinché la folla si disperdesse. I partecipanti protestavano contro il Rowlatt Act, legge che consentiva incarcerazioni arbitrarie di dissidenti senza alcun processo. In questo caso si può parlare di massacro deliberato

Bibliografia
Ben Calmes 2009. Tiananmen 1989 20 Years Later: A Perspective, Sinomania
Chang, A., 2005. Revisiting the Tiananmen Square Incident: A Distorted Image from Both Sides of the Lens. Stanford Journal of East Asian Affairs.
Chua,Wei Ling 2014. Tiananmen Square "Massacre"? - The Power of Words vs. Silent Evidence (The Art of Media Disinformation is Hurting the World and Humanity), Createspace 2014.
Festa, Roberto 2014. Occupy Wall Street, giudicata colpevole Cecily MCMillan: rischia 7 anni, Il Fatto Quotidiano, 6 maggio 2014
Jones, M. A.. 2009. “Sorting Fact from Fiction – Tiananmen Revisited (Part 1).” Fool’s Mountain: Blogging for China. http://blog.foolsmountain.com/2009/05/08/sorting-fact-from-fiction-%E2%80%93-tiananmen-revisited-part-1/
Kamm, O., 2006. Livingstone (and others) on China. Available at: http://oliverkamm.typepad.com/blog/2006/04/livingstone_and.html.
Kissinger, H.,. 1989. “The Caricature of Deng as a Tyrant Is Unfair.” Washington Post. http://www.naomiklein.org/shock-doctrine/resources/part4/chapter9/caricature-deng-tyrant-unfair.
Tristram, Philippa 1992“Tiananmen Revisited (print Version). London Review of Books 14 No. 22 (November 19).